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Violenza sulle donne: come rompere il silenzio

Intervista presso il Soccorso di Violenza Domestica e Sessuale di Milano

a cura della Dott.ssa Uboldi Scilla

Oggi c’è molta più informazione rispetto alla violenza sulle donne, a questo corrisponde anche un aumento nelle denunce? Quali fattori hanno contribuito al cambiamento?

Si, io sono propensa a ritenere, per esperienza e per i dati statistici che sono disponibili riguardo l’argomento, che effettivamente oggi le donne denuncino di più. Nonostante ciò la percentuale di chi denuncia rimane ancora alquanto bassa, e il sommerso è in aumento: denuncia circa il 7% di chi subisce da partner e il 4% di chi subisce da un'altra persona (dati istat 2006). In ogni caso, questo cambiamento è favorito sicuramente da una serie di fattori, tra i quali una maggiore informazione e sensibilizzazione che hanno portato a modificare la cultura rispetto a reati come la violenza sessuale e domestica, la cui responsabilità è sempre stata attribuita alle donne. Le campagne d’informazione e i movimenti femministi hanno sicuramente favorito e diffuso la consapevolezza, che è la donna che è vittima, e che le responsabilità devono essere assolutamente distribuite in maniera adeguata. Anche le normative, le nostre leggi, si sono sicuramente modificate nel tempo, riconoscendo finalmente la soggettività della donna, e quindi anche il diritto alla difesa e alla protezione dalle diverse forme di violenza. Si ricorda la legge n° 66 del febbraio 1996 sulla violenza sessuale, che ha rappresentato un grande cambiamento perché ha introdotto il reato contro la persona, sostituendo il precedente reato contro la morale pubblica.

Quali sono gli ostacoli che impediscono alle donne di denunciare le violenze subite?

Gli ostacoli sono legati principalmente alle credenze e agli stereotipi culturali, che non permettono alla donna di riconoscersi come vittima, sia per quanto riguarda la violenza sessuale e soprattutto sia per quanto riguarda la violenza domestica. Per esempio, se pensiamo alla violenza sessuale, una certa sottocultura assai diffusa e intrisa di stereotipi, accetta l’idea che questa sia generata dalla donna attraverso abiti provocanti, seduttivi o comportamenti inappropriati. Sicuramente anche un’eccessiva esposizione mediatica contribuisce alla diffusione di una cultura del corpo delle donne visto come un oggetto del quale si può fare uso e abuso. Anche per quanto riguarda la violenza domestica, ci sono aspetti di tipo relazionali, individuali e culturali che possono ostacolare la denuncia. Ad esempio, alcuni proverbi popolari sottendono una relazione di sottomissione della donna e quindi anche di una giustificazione di un’eventuale forma di violenza. Molte donne, invece, vivono relazioni in cui non c’è una parità di ruoli, ma sono relazioni asimmetriche, in cui l’uno prevale sull’altro per dominare e creare dipendenza dell’altra persona. Spesso in queste relazioni, l’uomo colpevolizza la donna e la fa sentire responsabile della violenza subita. Se accanto a ciò, la donna non trova aiuto o supporto anche nella sua situazione familiare o sociale, ma viene allo stesso modo colpevolizzata per la violenza subita, difficilmente arriverà a denunciare. A volte, poi, le donne denunciano, ma soprattutto nel breve tempo non ottengono i cambiamenti sperati. La denuncia apre un percorso, rappresenta il primo passo per riconoscersi vittima di un maltrattamento. E riconoscersi vittima di un maltrattamento è molto faticoso per tutta quella serie di ostacoli individuali, relazionali e socioculturali che ho cercato di evidenziare.

Una volta che una donna decide di denunciare, come può essere aiutata?

Chi si rivolge a noi, trova un servizio di pronto soccorso, ubicato all’interno dell’ Ospedale IRCCS Ca’ Granda Policlinico Ospedale Maggiore, che collabora con una rete di servizi presenti nel territorio di Milano, nata proprio per contrastare il maltrattamento. Accogliamo tutti coloro che hanno subito violenza sessuale o violenza di genere. La violenza sessuale e il maltrattamento può riguardare anche gli uomini, ma in una piccola percentuale e, soprattutto nel caso di uomini adulti vittime di violenza sessuale, l’aggressore appartiene sempre al genere maschile, quindi, al nostro servizio, possono rivolgersi anche gli uomini. Il nostro servizio è un pronto soccorso che interviene sull’emergenza, sia nelle situazioni di violenza sessuale dove si attiva anche un percorso sanitario che, nelle situazioni di violenza domestica. Offriamo accoglienza e ascolto, sostegno psicosociale e consulenza legale sia penale che civile, promuovendo uno spazio in cui la donna può iniziare a riconoscersi come vittima di una violenza. Quando necessario o richiesto può essere effettuato un invio presso altri servizi della rete per proseguire il percorso di uscita dalla violenza nel lungo periodo. Si può accedere al nostro servizio spontaneamente o su invio dei Pronti Soccorsi di altre strutture ospedaliere, delle forze dell’ordine, o altri servizi ed associazioni del territorio. Soprattutto nelle situazioni di maltrattamento il lavoro di rete, assume un significato molto importante, perché solo se la donna si sente all’interno di una rete protetta, potrà iniziare a lavorare sulle proprie risorse e prendere consapevolezza e sicurezza per affrontare la situazione. Molto spesso la denuncia da sola non basta, ma anzi può innescare altre forme di maltrattamento, come ad esempio lo stalking. La donna solo se si sente tutelata e protetta a 360° potrà iniziare a prendere le distanze da una situazione maltrattante e iniziare un nuovo percorso di vita.

 

Si ringraziano: la Dott.ssa Kurstermann, responsabile del Servizio SVD PS Mangiagalli Milano per aver permesso la realizzazione di questa intervista. La psicologa Dott.ssa Elena Calabrò coordinatrice psicosociale del servizio SVED e l’assistente sociale Donatella Galloni per aver risposto alle domande.

soccorso

Dott.ssa Kustermann, Laureata in Medicina e Chirurgia nel 1980. Specializzazione in Ostetricia e Ginecologia nel 1984. Relatrice e correlatrice a 170 congressi nazionali e internazionali. 70 pubblicazioni e collaborazioni a libri sui temi della diagnosi prenatale, infezioni in gravidanza, della patologia della gravidanza e della violenza sessuale. Docente di numerosi corsi di formazione sui temi della Diagnosi Prenatale, della Violenza Domestica e dell’Abuso Sessuale sulle donne e sui minori. Responsabile del Servizio presso la Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore – Policlinico SVD PS Mangiagalli Milano, dalla sua apertura, avvenuta nel 15.5.1996 a tutt’oggi, a cui si è affiancata dal Dicembre 2008 una struttura specializzata nel soccorso della violenza domestica.

Dott.ssa Calabro’, Consulente per l’ASL Milano e la Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore – Policlinico, opera come Coordinatrice Psicosociale nei servizi SVS (Soccorso Violenza Sessuale) ed SVD (Soccorso Violenza Domestica) della Clinica Mangiagalli di Milano ove svolge anche l’attività clinica per il trattamento dei disturbi post-traumatici conseguenti alla violenza. Si occupa di formazione realizzando o partecipando a progetti, insegnando e tenendo seminari sulle tematiche inerenti la violenza di genere che sono rivolti ad operatori psico-sociali, sanitari, delle Forze dell’Ordine, delle istituzioni scolastiche ecc.

Dott.ssa Galloni, Assistente Sociale, lavora dal 1999 al SVSED, esperta di tematiche relative alla violenza di genere. Conduce in qualità di formatrice corsi per operatori sanitari. Ha per anni lavorato con bambini insegnanti e genitori sulle tematiche della prevenzione all'abuso sessuale. Dal 2004 è Giudice Onorario presso il Tribunale per i Minorenni di Milano.