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Sex & disabled people: la sessualità oltre le barriere

Intervista a Barbara Garlaschelli a cura di Laura Ravanelli

Come nasce il Reading di “Sex & disabled people”?

Nasce casualmente, con delle mie “lezioni” comiche giocate sull'approccio tra quelli che, con ironia, ho definito “non disabilitati” e “disabilitati”; un po' come fossimo macchine abilitate, appunto, a fare certe cose e non altre. Il titolo gioca in modo spudorato su “Sex & the city”. Con mia sorpresa le “lezioni” hanno avuto un grande successo tra il popolo del web, al punto che persino un giornale come il Corriere della Sera mi ha contattata per un pezzo. Così, ho pensato di chiedere alla mia amica Alessandra Sarchi, scrittrice e anche lei disabile, di aggiungere alle mie “lezioni comiche” un suo controcanto poetico in modo che “Sex & disabled people” prendesse un respiro più ampio, tale da farlo diventare un reading. Alle nostre parole si è aggiunta la musica del jazzista Luca Garlaschelli e un video di Raffaele Rutigliano con disegni di Sabrina Lupacchini. Sul palco ci sarà, oltre a me, Alessandra e Luca, la lettrice Viviana Gabrini. Ha debuttato giovedì 18 giugno, al Cantiere Simone Weil di Piacenza. Il reading è stato progettato con l’aiuto dell'Associazione Culturale Tessere Trame, che lavora sul territorio organizzando eventi culturali, e in collaborazione con l’Azienda Servizi alla Persona (ASP) di Piacenza e il Comune di Piacenza. Non solo, ma presto “Sex & disabled people” diventerà un libro. Insomma, da una cosa nata per gioco si è sviluppata una sinergia tra persone che stanno lavorando bene insieme e che hanno intenzione di portare in giro per l'Italia il reading.

Quali sono le difficoltà che incontra nel parlare di sessualità delle persone disabili?

Le difficoltà maggiori sono legate al tabù secondo il quale le persone disabili – e intendo di tutti i tipi disabilità, compresi quelli mentali – non abbiano sesso e vivano in una sorta di limbo nel quale sensualità e passione è bandito. Naturalmente ciò non è affatto vero, ma è molto più facile pensarla così che affrontare i problemi che in effetti esistono. Il disabile è una categoria, ma questa categoria è composta da esseri umani, da persone che hanno pulsioni, emotività, passionalità che si esprimono in modo diverso a seconda dell'individuo che le sta vivendo. Sono stata invitata a diverse tavole rotonde sul “problema” (e su questo termine, “problema”, ho scritto una delle mie lezioni) della sessualità e della disabilità; alla fine di lunghi ed estenuanti discorsi non si giunge ad altro che “a giocare allo scarica barile” su chi deve fare cosa. E, alla fine, le famiglie, soprattutto quelle che hanno nel loro nucleo una o più persone con disabilità gravi, vengono lasciate da sole.

In che modo è possibile superare pregiudizi e stereotipi sui “disabilitati”?

Parlandone in tutti i luoghi possibili: nelle scuole, prima di tutto; e poi con la gente, creando eventi non solo “seriosi” ma anche divertenti dove poter raccontare questa realtà. Vivendo con la mente aperta, accettando l'idea che tutti abbiano diritto ad accedere alla sessualità. Il nostro è un paese cattolico, nel quale quando si tratta di sesso tutto diventa complicato, infarcito di falso moralismo, ipocrisia, paure. C'è da fare un grande lavoro culturale, politico. Soprattutto, il tema della sessualità legato alla disabilità non deve essere relegato solo agli stretti ambiti tecnici medico sanitari. I disabilitati sono uomini, donne, omosessuali, trans, sono persone e non una mera categoria di cui ci si deve occupare come fossero delle forme aliene. Non dimentichiamoci che disabilitati potremmo diventarlo tutti. Io, per esempio, un secondo prima di buttarmi in acqua e picchiare la testa contro un sasso camminavo. Poi ogni cosa è cambiata. Questo Paese non è fatto per tutti: le barriere architettoniche sono ovunque e così le barriere mentali. Ma le cose stanno cambiando, con lentezza, ma stanno cambiando, e sono ragionevolmente ottimista...

barbara garlaschelli

Barbara Garlaschelli

Nata a Milano nel 1965, vive a Piacenza. Laureata in Lettere Moderne all’Università Statale di Milano 

Ha esordito nel 1995 con la raccolta di racconti brevi di humor nero O ridere o morire (Marcos y Marcos, 1995; Todaro editore, 2007). Tra le sue opere: Sirena. Mezzo pesante in movimento (Mobydick, 2001, Premio “Fenice Europa 2002 sezione “Claudia Malizia”; ed. Salani, 2004; Premio Desenzano Libro Giovani 2006; TEA 2007) riedito nel novembre 2014 da Laurana editore; Alice nell’ombra, (Frassinelli 2002; Ottolibri 2014) Sorelle (Frassinelli, vincitore del premio Scerbanenco 2004); Lettere dall'orlo del mondo (Ad est dell'equatore, 2012); Carola (Frassinelli, 2013; Premio Letterario Internazionale Città di Cattolica 2014); Davì (Camelozampa editore, 2013). Il suo romanzo Non ti voglio vicino (Frassinelli, 2010) è stato tra i dodici finalisti deI premio Strega 2010 e ha vinto: Premio Biennale di narrativa “Matelica – Libero Bigiaretti 2010”; Premio speciale Università di Camerino; Premio Alessandro Tassoni 2011; Premio Letterario Chianti 2012. E’ tradotta in molti paesi d’Europa. E' presidente dell'Associazione Culturale Tessere Trame: tesseretrame.com

Ha un profilo facebook e un blog: Sdiario (sdiario.com)

Ha creato una linea di quaderni e disegni dal nome Bagar che ha una pagina su facebook.

Autrice del protocollo MBCT- Mindfulness Based Cognitive Therapy  per adolescenti con ansia sociale.

 

 

 

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Quali sono le principali realtà pubbliche a cui le persone possono rivolgersi per richiedere un colloquio psicologico (consultori, ospedali, etc.)?