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DentroUnQuadro Intervista a Elena Ariosto su #psicologia #alimentazione #peso #disagio //www.dentrounquadro.it/interviste/intervista-a-elena-ariosto

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Perché psicologi e psicoterapeuti che operano privatamente hanno un costo significativo?

Intervista a Silvia Giacosa a cura di Serena Basile

Molti pazienti ritengono che il costo delle sedute con uno psicologo o con uno psicoterapeuta che opera privatamente sia un costo significativo che spesso faticano a giustificare. Potrebbe spiegarci cosa “compra” un paziente quando paga le sedute?

Paga la possibilità di raggiungere una condizione di benessere, attraverso un percorso finalizzato a un cambiamento che gli consenta di vivere una quotidianità più rispondente ai suoi bisogni profondi. In Italia, la psicologia e la psicoterapia sono equiparate all’atto sanitario e dunque all’atto medico, e in effetti il paziente compra esattamente quello che compra quando si rivolge a un medico per curare lo stato che ritiene essere di malattia: un percorso finalizzato alla risoluzione del malessere che gli è insorto. Poi è evidente che fra i due percorsi ci sono differenze importanti: in un percorso con uno psicologo o con uno psicoterapeuta, il numero di sedute è in genere maggiore rispetto al numero di visite necessarie per un ciclo di cura con un medico specialista.
Il costo delle sedute è infatti inferiore rispetto al costo delle visite mediche specialistiche e così deve essere, almeno nella mia esperienza.
Con la presa in carico del paziente è fondamentale tenere in conto tutte le componenti che compongono il disagio della persona compreso l’impegno economico e la possibilità che il paziente faccia fatica a farvi fronte. Personalmente, così come vado incontro alle esigenze orarie del paziente, tento sempre di evitare qualunque tipo di frustrazione che possa essere legata all’aspetto economico. Che non significa accettare di dover contrattare la parcella oraria. Significa piuttosto fondare il proprio operato professionale su onestà economica, onestà intellettuale e onestà scientifica.

Cosa intende?

Intendo quella competenza che è il risultato di tantissimi anni di formazione precedenti l’inizio della carriera e della formazione continua all’interno dello svolgimento della carriera. Voglio dire, il paziente quando paga una parcella corrisponde al terapeuta il risultato di tutti questi impegni di tempo e di economia che il terapeuta ha dovuto sostenere per arrivare a essere quella figura che consente al paziente il raggiungimento di una condizione di benessere.
Anche Freud si era espresso sul costo della terapia, concludendo con una frase secca: “La terapia va pagata”. Perché la terapia ha un senso, e anche un significato sociale ed economico. Una terapia ti cambia la vita, perché te ne restituisce una più autentica, più solida, che ti “risponde” di più. Questo ha un valore profondissimo e indiscutibile, come anche la competenza di chi può aiutarti a realizzarlo.
Quando parlo di competenza, ovviamente intendo non solo le cose che il terapeuta apprende nel corso degli anni di formazione, ma anche e soprattutto le capacità che sviluppa progressivamente in termini di conoscenza di sé, di capacità di monitorarsi nella relazione e di gestirsi sempre nell’interesse del paziente e nell’interesse degli obiettivi della terapia. Quello che il terapeuta sa e il modo in cui riesce a usare se stesso nella relazione, insieme alle tecniche che apprende, nascono da percorsi faticosi, serissimi, onerosi anche in termini economici.
E’ per questa ragione che, per quel che mi riguarda, la mia parcella è uguale per tutti. Mi capita eccome che un paziente abbia difficoltà economiche, ma io non abbasso mai la parcella proprio per una questione concettuale: il valore della mia prestazione è quello. Piuttosto, offro sedute gratuite. Ma nel momento in cui mi paga, il paziente paga la mia parcella. Quindi se ci sono difficoltà economiche, familiari, soprattutto in questo periodo particolarmente difficile, io posso pure proporre al mio paziente di pagarmi una seduta sì e una no, ma mai dimezzare il mio onorario.

Durante le sedute, il paziente porta i suoi problemi, li racconta, si apre. Che differenza c’è fra raccontarsi a un amico o a un familiare e farlo con un professionista della salute mentale?

Beh, innanzitutto un amico o un familiare potrebbero ottenere, anche senza saperlo, dei benefici nel mantenere il paziente nello stato in cui si trova. Il terapeuta no: il terapeuta è decisamente dalla parte del paziente senza nessuna finalità propria, non è imbrigliato in dinamiche relazionali che prevedono compromessi. Ma poi il rapporto terapeuta-paziente è completamente diverso!
Un familiare o un amico non possono che suggerire al paziente quello che farebbero al suo posto se fossero nella sua situazione, noi invece lavoriamo con il paziente per aiutarlo a conoscersi e a comprendere cosa ha senso che faccia nel pieno rispetto dei suoi bisogni e della sua natura profonda. Il paziente deve imparare a essere se stesso e a trovare dentro di sé la chiave di volta per risolvere quello che è il suo problema.

Concludendo: esiste il costo “giusto” per una seduta?

Direi di sì. E’ quel costo che ci fa sentire onesti, rispetto a noi stessi e rispetto al paziente.
E’ il costo che ognuno sa dare di sé, autovalutandosi e attribuendosi un valore professionale.
Poi, nella reciprocità del contratto terapeutico, è il paziente che deve avallare questa valutazione fatta dal terapeuta e capire se è disposto a riconoscerla e ad accoglierla. E come in ogni contratto, anche in un contratto terapeutico si raggiunge un equilibrio, un accordo che soddisfa entrambe le parti.

Silvia Giacosa (1953), psicologa formata in Psicoterapia ipnotica e ostetrica, è Presidente dell’AMISI – Associazione Medica Italiana per lo Studio dell’Ipnosi, Direttore della Scuola Europea di Psicoterapia Ipnotica, Segretario della SIIC – Società Italiana di Ipnosi Clinica della quale è Socio Fondatore, Segretaria di Redazione della Rivista Italiana di Ipnosi e Psicoterapia Ipnotica per la quale cura la rubrica “Casi clinici”.
Il suo interesse per l’ipnosi e per la psicoterapia ipnotica nasce già dal 1975 con la sua applicazione al contesto ostetrico e ginecologico, per estendersi successivamente a tutti i campi clinici suscettibili al trattamento psicoterapeutico. Dopo la laurea in Psicologia, è allieva e collaboratrice del Caposcuola della Psicoterapia ipnotica italiana, prof. Giampiero Mosconi, per più di 30 anni.
E’ autrice di numerosi lavori scientifici, tra i quali il Terzo Manifesto Teorico Didattico di AMISI, “Principi di teoreticità e di prassi nella Psicoterapia Ipnotica Neo-ericsoniana”. Ha pubblicato per l’editore AMISI un testo dedicato ai bambini che si sottopongono a trattamento ipnotico, “Vado da un dottore che mi cura con l’ipnosi”, e recentemente ha collaborato con Giampiero Mosconi alla stesura della parte dedicata al Training ipnotico per il parto nel libro, edito da Franco Angeli, “Ipnosi neo-ericksoniana: la psicoterapia e il training ipnotico”.
Svolge la sua attività professionale clinica in ambito privato, dopo una lunga esperienza in ambiente pubblico consultoriale e parallelamente a quella didattica all’interno della Scuola di Psicoterapia Ipnotica che dirige.