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DentroUnQuadro Intervista a Elena Ariosto su #psicologia #alimentazione #peso #disagio //www.dentrounquadro.it/interviste/intervista-a-elena-ariosto

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Rosa o Azzurro: un progetto sugli stereotipi di genere.

Intervista a Elena Amistà, Chiara Caiazzo e Angela Fideleo, a cura di Laura Ravanelli

Il tema dell’identità di genere declinato nelle sue molteplici sfaccettature sta diventando sempre più attuale. Come nasce il progetto di Rosa o Azzurro?

Il nostro progetto nasce da una riflessione che noi fondatrici - Elena Chiara e Angela - stiamo facendo ormai già da due anni sugli stereotipi e i pregiudizi che riguardano non solo la femminilità, ma anche il maschile e che spesso vengono accettati, quasi come se fossero un’eredità automatica nel tempo. Sono temi, questi, sui quali non si riflette abbastanza, non solo nei contesti educativi, ma anche nel sentire comune. Quindi volevamo creare qualcosa che gettasse dei “semi buoni” rispetto a questo tema. Inconsapevolmente, tutti e anche noi che riflettiamo a questo proposito, ci ritroviamo a volte a dire che cosa dovrebbe fare un maschio o e che cosa invece una femmina, dando proprio delle dritte, sia a livello emotivo sia a livello pratico. Quindi il nostro scopo è portare ad una maggiore riflessione e consapevolezza sul nostro modo di relazionarci quando abbiamo a che fare con bambini, maschi o femmine che siano. Sappiamo bene che i ruoli ci sono, le differenze tra maschi e femmine sono strutturali, ma ci sono tante altre cose che non vengono mai considerate. Bisogna anche essere in grado di distinguere tra ciò che è culturalmente “imposto” (più o meno forzatamente) e ciò che è il reale desiderio e interesse di ogni persona (adulto o bambino). Si parla spesso del problema dello stereotipo di genere come se fosse perlopiù legato al femminile, in realtà riguarda anche i maschi; non sono soltanto le femmine che possono giocare con il meccano ma anche i bambini possono fare quello che si sentono, senza cadere nella paura dell’omosessualità o di essere subito discriminati.

Rispetto alle diverse iniziative che fioriscono intorno all’identità di genere, noi partiamo da una riflessione un po’ diversa: quello che facciamo noi e il gender sono due cose differenti. Noi partiamo dalla constatazione che, di fatto, ancora oggi siamo immerse in un contesto culturale rispetto al quale si hanno aspettative differenti verso un maschio e una femmina, basti pensare ad esempio al modo di piangere del maschio e a quello della femmina, ci sono i giochi da maschio e quelli da femmina, i giochi di simulazione con la dicitura “il tuo primo ferro da stiro”, come a dire che sarà il primo di una lunga serie. Sono messaggi forti ed è importante essere consapevoli di queste stereotipie, è il primo passo per iniziare a riflettere sulle ripercussioni che ne conseguono.

2. Come mai ritenete sia così importante promuovere una cultura di genere nei genitori e nei soggetti in età evolutiva?

Noi abbiamo pensato alle generazioni future e a quello che potranno fare; sono “semi piccoli” di consapevolezza gettati secondo una modalità esperienziale e giocosa. Questo può spingerci a mettere più attenzione in ciò che facciamo tutti i giorni: anche nelle esperienze personali vediamo che i bambini sono attenti a tutto, quindi quando qualcuno fa notare loro: “Guarda che questa parola, se la usi così, ha un certo significato, se invece la usi così ne ha un altro”, comprendono subito, sono molto ricettivi. Avere come target i bambini, significa rivolgersi inevitabilmente anche ai genitori, ma noi vogliamo rivolgerci anche al mondo dei professionisti che lavorano con i bambini, come ad esempio gli insegnanti e gli educatori. Rispetto ai genitori, a volte, nell’attività clinica come psicologhe e psicoterapeute, ci capita che sentano l’esigenza di parlare di queste tematiche declinate più a livello familiare, più che in termini di ruoli: questo ci fa pensare che offrire uno spazio di riflessione e condivisione con altre persone, possa essere un’opportunità in più.

3. Il 9 marzo 2019 è in programma su questo tema un evento di cui siete ideatrici e realizzatrici. Quali sono gli obiettivi e come è organizzato?

Noi non volevamo fare un convegno, o un evento “classico” in cui spiegare che cosa sono gli stereotipi, bensì creare un momento di partecipazione, dove “si fa, si gioca”. Quindi il progetto è nato così, pensando al gioco, rivolgersi ai bambini è stato il risultato immediato.

L’evento si svolge per l’intera giornata, dalle 9.30 alle 17.30 presso Più SpazioQuattro in via Gaspare Saccarelli 18, a Torino. Sono previste attività dedicate ai bambini, modulate per fasce di età (4-7 anni e 8-11 anni) e contemporaneamente attività dedicate agli adulti. Le attività del mattino sono replicate al pomeriggio, creando un’alternanza di gruppi di persone ad ogni cambio di ora; è prevista la prenotazione tramite il portale di Eventbrite (puoi acquistare il biglietti qui!). Sulla nostra pagina Facebook è presente il programma con le presentazioni di tutte le persone che parteciperanno condurranno le attività, ma possiamo anticipare che ci saranno laboratori sulle fiabe condotti da una persona che lavora nell’ambito dell’editoria, una neuropsicomotricista che lavorerà con i bambini sul gioco e sul movimento proponendo attività ad hoc; saranno presenti anche alcune fotografe che non solo racconteranno per immagini la giornata, ma realizzeranno anche un progetto speciale di mini interviste fotografiche sul posto. Insomma, una vera e propria macchina di fatta di tante parti che collaborano, grazie anche al sostegno e supporto dell’Associazione Rete al Femminile.

Rete al Femminile è un network che si occupa di imprenditoria femminile e riunisce libere professioniste di tutte le professioni che si sostengono e collaborano tra di loro. Attraverso il loro patrocino, possiamo godere del contributo di professioniste di ambiti diversi, perché la cosa importante è che il nostro tema non sarà trattato solo dal punto di vista psicologico ma si caratterizzerà per la multidisciplinarietà. La giornata del 9 marzo per noi è un evento pilota che ci darà anche un feedback per programmare una progettualità futura; noi contiamo di andare avanti, di portare il progetto di Rosa o Azzurro non solo nelle scuole, ma anche in quei contesti in cui la discriminazione di genere non è colta o è sottovalutata.

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Foto di Jana Sebastova

Rosa o Azzuro

Elena Amistà, psicologa specializzata in metodi per la ricerca qualitativa in ambito sociale e di marketing. Collabora con diversi istituti di ricerca e aziende, per studiare l’impatto dei trend generazionali e dei cambiamenti sociali sui consumi e tutto ciò che è la vita quotidiana.


Chiara Caiazzo, psicologa clinica, libera professionista. Si occupa di prevenzione e promozione del benessere attraverso percorsi di consulenza e sostegno, progetti multidisciplinari rivolti all’individuo, alla coppia e alla famiglia.


Angela Fideleo, psicologa, specializzata in psicoterapia dell’età adulta ed evolutiva. Si occupa di percorsi di sostegno, consulenza e diagnosi, volti a ristabilire e favorire nella persona il benessere a livello affettivo, relazionale e fisico.