DentroUnQuadro Intervista a Elena Ariosto su #psicologia #alimentazione #peso #disagio //www.dentrounquadro.it/interviste/intervista-a-elena-ariosto

  • partner-maffialife
  • partner-dna
  • partner-buenvivir
  • partner-aicca
  • logo-semp-mindful
  • logo-articolo-4
  • LogoRotaryBergamoBanner

btn-forum  btn-donazioni

Quando la psicologia fa bene alla salute.

Intervista a Maria Elena Lunati, medico chirurgo specialista in Endocrinologia e Diabetologia,

a cura di Mapi Maltese

La constatazione di quanto spesso si faccia fatica a comprendere l’utilità della psicologia a supporto della cura medica tout court o anche solo semplicemente della cura finalizzata al benessere e al mantenimento di una condizione di salute, sostiene questo breve ciclo di interviste ad alcuni professionisti operanti all’interno del Centro dNa Milano, dove ciascuno ha la possibilità concreta di operare con l’ausilio del Servizio di Psicologia.


Lei esercita la professione di medico endocrinologo e diabetologo. Può descrivere brevemente le principali problematiche per cui le persone si rivolgono a lei?

Principalmente vedo pazienti che giungono alla visita ambulatoriale per riscontro di alterazioni negli esami ematici di controllo o nel loro stato di salute generale. Le patologie endocrine spesso causano una disfunzione che si riflette su molteplici aspetti della vita quotidiana: possono alterare la ciclicità del mestruo e la fertilità nelle donne, causare modifiche dell’aspetto esteriore (questo accade ad esempio nei casi di ipo e ipertiroidismo), alterare i nostri normali bioritmi, modificare alcuni aspetti caratteriali...
Per fortuna, nella maggior parte dei casi si riesce a formulare una chiara diagnosi, dare una terapia e migliorare la qualità di vita di chi ci ha chiesto aiuto.

Ritiene che per queste problematiche il suo lavoro possa essere facilitato da un intervento psicologico? Se sì, in quali casi?

Alcune volte capita di visitare pazienti che vivono da anni in stati di malessere cronico, poco riconducibili a patologie specifiche e non associati ad alterazioni cliniche di nessun tipo. In quei casi, spesso il paziente ha già visto un numero considerevole di specialisti (neurologo, gastroenterologo, immunologo) e senza successo, senza aver ottenuto ne' una diagnosi ne' tanto meno una cura. L'endocrinologo, in quei contesti, viene visto come "l'ultima spiaggia", quello a cui si può richiedere un "controllo ormonale generale" ed avere finalmente la soluzione dei problemi.
Ecco, proprio in questi casi, in cui la ricerca di una diagnosi fallisce, ma il paziente è chiaramente prostrato, credo che un supporto psicologico sarebbe fondamentale. Riuscire a far comprendere ed accettare a questi pazienti che il malessere è innanzitutto interiore, magari proprio legato alla difficoltà nell’accettare il malessere stesso, credo sarebbe una grande vittoria ed il primo passo, la precondizione, verso la guarigione.
Un altro delicato aspetto che beneficerebbe del supporto psicologico, poi, è a mio avviso l'accettazione della malattia nei pazienti più giovani a cui si formulano diagnosi di malattia cronica, come diabete tipo 1, cioè l’insulino dipendente.

Può riportare un caso concreto per aiutarci a capire meglio?

Certo! Ne avrei a bizzeffe…ad esempio, mi viene alla mente la storia di un ragazzo di 18 anni, affetto da diabete mellito tipo 1, in terapia insulinica dall'età di 3 anni. Ne' lui ne' la sua famiglia avevano mai accettato la malattia. Il padre, in particolare, controllava la terapia del figlio in maniera oppressiva e totalitaria e il figlio, dall'altra parte, non era minimamente consapevole ne' responsabile nella gestione della terapia insulinica. Il risultato, dal nostro punto di vista, era un fallimento costante di tutti i tentativi di migliorare lo stato di salute del ragazzo. Le terapie non venivano mai fatte come richiesto, appena il ragazzo era distante dal padre (a scuola o da amici) saltava sistematicamente le iniezioni di insulina e non controllava la glicemia nel sangue.
Solo dopo molti colloqui con il padre, con il ragazzo e coinvolgendo anche la sua nuova ragazza, siamo riusciti a sbloccare questa situazione, a convincerli ad affidarsi ad uno psicologo esperto e la nostra cocciutaggine ha portato benefici enormi. Nel tempo il quadro è andato migliorando, il padre ha imparato a farsi da parte e il figlio ha finalmente e giustamente iniziato a gestire la sua patologia, comprendendone le basi fondamentali. È' stata molto dura, ma vedere che oggi se la sa cavare ed è autonomo ci riempie di speranza!
Spero di aver reso bene l’idea di quanto la psicologia c’entri, eccome, e di quanto possa aiutare a svoltare in casi come questo che, fra l’altro, sono purtroppo al giorno d’oggi più frequenti di quanto si possa pensare.

elena lunati

Maria Elena Lunati

E' medico chirurgo specializzato in Endocrinologia e Malattie del metabolismo presso ospedale Maggiore Policlinico di Milano, dove collabora tuttora per la gestione delle attività ambulatoriali dedicate a patologie endocrine, tiroidee e dismetabolismi. Collabora con il Centro dNa Milano dal 2016.

 

Normal 0 14 false false false IT X-NONE X-NONE

Quali sono le principali realtà pubbliche a cui le persone possono rivolgersi per richiedere un colloquio psicologico (consultori, ospedali, etc.)?