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Seduzione ed emozioni in terapia: perché non vanno agite ma esplorate?

Intervista a Fabio Moser a cura di Serena Basile

Un percorso psicoterapeutico implica la costruzione e condivisione fra paziente e terapeuta di uno spazio relazionale intriso di emozioni. Può spiegarci brevemente cosa significa?

In psicoterapia si cerca di creare una situazione dove il paziente sia messo “in sicurezza” nella condizione di esplorare e conoscere il proprio personale modo emotivo e cognitivo di costruire e dare significato alla propria esperienza. Quando dico “in sicurezza” intendo che da un lato il paziente mantiene completamente la responsabilità e la libertà sulle dinamiche e le scelte che riguardano la propria vita, dall’altro il terapeuta si assume la responsabilità di offrire un luogo dove le emozioni e i pensieri possano essere osservati con il massimo grado di libertà, non venendo né giudicati né agiti, ma esplorati e ricondotti al senso e al significato che hanno per il paziente, con riferimento alla sua storia e a quello che gli accade nel momento presente.
Oggetto di questa esplorazione potranno essere molte cose: la sintomatologia riportata, le situazioni di vita del paziente, le sue dinamiche relazionali, le sue fantasie, la sua storia… Ma anche le emozioni e le situazioni affettive che si andranno a presentare proprio nella relazione tra terapeuta e paziente, qualsiasi esse siano. Anche queste andranno ricondotte alla stessa logica di esplorazione e di attribuzione di senso.
Quando un percorso terapeutico è ben costruito, trattandosi comunque di un incontro tra due persone che passano molto tempo assieme costruendo momenti intensi di confidenza e condivisione, potranno attivarsi molte emozioni che riguardano tutto lo spettro relazionale. E' possibile dunque che il paziente si trovi a sperimentare lungo l'arco della terapia numerose situazione emozionali ed affettive, che spesso cambiano nel tempo a seconda della fase di evoluzione della terapia.

Spesso si legge nel web, o si sente dire, di persone che raccontano di essersi innamorate del loro terapeuta...

L'attrazione o la sensazione di innamoramento è una delle possibili declinazioni emotive ed affettive che lo spazio terapeutico può assumere, anche se molto meno frequentemente di quanto la cinematografia ed una visione un po' banalizzata della tradizione psicoanalitica potrebbero far pensare.
Quando capita è sempre un passaggio molto delicato nella terapia ed è compito e responsabilità del terapeuta, non del paziente, riportare queste esperienze al senso dell'esplorazione e della ricerca di significato. In questo senso è importante non solo che il terapeuta non risponda agendo alla situazione, cioè corrispondendo all'attrazione o alla seduzione, ma anche che non reagisca con giudizio, rifiuto, o sminuendo e falsificando l'esperienza emotiva del paziente. La situazione viene ricondotta al senso relazionale più complesso ed indagata assieme da terapeuta e paziente. Lo spazio terapeutico è luogo dove, anche in questo caso, il paziente ha la possibilità di accedere al proprio mondo emotivo con il massimo grado di libertà che decide di volta in volta di concedersi, sapendo che è responsabilità e competenza del terapeuta mantenere la rotta e la sicurezza della relazione, rispettando e proteggendo il mondo emotivo del paziente.

Si legge, o si sente dire, anche, di persone che raccontano di essere state sedotte dal loro terapeuta…

Qui credo si debba distinguere tra situazioni che possono essere molto diverse… potrebbe trattarsi ad esempio di una situazione dove il tema della seduttività è un tema molto importante e sensibile nella vita e nel mondo relazionale del paziente, che quindi tende a leggere in quella direzione comportamenti del terapeuta attivati su altri registri, ad esempio sul registro dell’accudimento. In questo caso, se la relazione terapeutica è buona, parlarne esplicitamente potrebbe diventare per il paziente un' importante occasione per osservare alcune sue modalità relazionali in atto.
Situazione completamente diversa, invece, nel momento in cui dovessimo trovarci di fronte ad un terapeuta che all'interno del percorso della terapia fa proposte seduttive o sessuali al paziente. In questo caso ci troviamo di fronte ad un comportamento deontologicamente scorretto di assoluta gravità. Non è un problema di morale sessuale, ma di etica professionale e di correttezza della cura. E’ un tradimento al contratto terapeutico, al rapporto fiduciario tra terapeuta e paziente e va in direzione esattamente contraria a quello che dovrebbe succedere in una psicoterapia.

fabio moser

Fabio Moser. Psicologo e psicoterapeuta, è didatta SITCC (Società Italiana di Terapia Comportamentale e Cognitiva) e docente presso il Centro Terapia Cognitiva di Como. Esercita come libero professionista a Verona e Trento.
Socio fondatore di “Metafore”, studio associato di neurologia, psichiatria, psicologia e psicoterapia.
Ha pubblicato “Un'età da abitare, identità e narrazione nell’anziano” (Bollati Boringhieri, Torino, 2002; co-autori Rita Pezzati, Boris Luban Plozza) e curato con Aldo Genovese il volume “La dimensione relazionale in psicoterapia cognitiva. Incontri di aggiornamento e formazione clinica” (Curcu & Genovese, Trento, 2005).

 

 

In psicoterapia si cerca di creare una situazione dove il paziente sia messo  “in sicurezza” nella condizione di esplorare e conoscere il proprio personale modo emotivo e cognitivo di costruire e dare significato alla propria esperienza. Quando dico “in sicurezza” intendo che da un lato il paziente mantiene completamente la responsabilità e la libertà sulle dinamiche e le scelte che riguardano la propria vita, dall’altro il terapeuta si assume la responsabilità di offrire un luogo dove le emozioni e i pensieri possano essere osservati con il massimo grado di libertà, non venendo né giudicati né agiti, ma esplorati e ricondotti al senso e al significato che hanno per il paziente, con riferimento alla sua storia e a quello che gli accade nel momento presente.

Oggetto di questa esplorazione potranno essere molte cose: la sintomatologia riportata, le situazioni di vita del paziente, le sue dinamiche relazionali, le sue fantasie, la sua storia… Ma anche le emozioni e le situazioni affettive che si andranno a presentare proprio nella relazione tra terapeuta e paziente, qualsiasi esse siano. Anche queste andranno ricondotte alla stessa logica di esplorazione e di attribuzione di senso.

Quando un percorso terapeutico è ben costruito, trattandosi comunque di un incontro tra due persone che  passano molto tempo assieme costruendo momenti intensi di confidenza e condivisione,  potranno attivarsi molte emozioni che riguardano tutto lo spettro relazionale. E' possibile  dunque che il paziente si trovi a sperimentare lungo l'arco della terapia numerose situazione emozionali ed affettive, che spesso cambiano nel tempo a seconda della fase di evoluzione della terapia. Normal 0 14 false false false IT X-NONE X-NONE