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Due cuori e un terapeuta: perchè la relazione di coppia s-coppia

Intervista a Maurizio Dodet, a cura di Laura Ravanelli

Come possiamo definire una relazione di coppia?

La risposta potrebbe essere amplissima, perchè – come diceva Vittorio Guidano, e io sono d’accordo con lui - quello che si crea all’interno di una relazione sentimentale è una forte interdipendenza emotiva e cognitiva, che poi è ciò che dà il senso di esclusività al rapporto. Definire cos’è un rapporto d’amore è estremamente complesso. Descrivere soltanto gli aspetti di positività, e cioè di coesione, di condivisione, il comprendersi l’uno con l’altro… significa rappresentarne solo una piccola parte. In realtà, proprio per la loro complessità e forza, i rapporti sentimentali portano le persone molto facilmente a farsi anche un gran male e alle volte questo male fa parte esso stesso di ciò che tiene insieme due persone. Ritengo che la cosa più importante in una relazione sentimentale sia proprio la percezione reciproca di un sentimento di esclusività; peraltro, il concetto di esclusività del rapporto non è detto che si esaurisca nell’avere una sola relazione. Il sentimento di esclusività va distinto dal senso di possesso: il possesso esprime quanto uno dei due percepisca l’altro sì come oggetto d’amore ma in termini di negazione della sua soggettività. E’ vero che un rapporto d’amore dovrebbe essere un reciproco appartenere all’altro e sentire che l'altro ci appartiene, ma questo dovrebbe esprimersi attraverso un senso di profondo rispetto della soggettività del partner. Rispettare l’altra persona significa rispettare i suoi desideri, riconoscere la liceità dei suoi “bisogni”: se trattiamo l’altro come un oggetto, tutto ciò non avviene. Questa è l’alchimia profonda della relazione: arrivare a scegliersi proprio in termini emotivi, comprendendo e accettando i “bisogni” dell’altro, anche se a volte in dissonanza con i propri.

La cronaca ci ricorda che ci sono sempre più coppie in età matura che decidono di separarsi. Che tipo di considerazione possiamo fare rispetto a questa tendenza?

A mio parere, il fatto di poter giungere a una separazione date certe condizioni è una cosa estremamente positiva in termini sociali ed individuali. Oggi assistiamo a coppie mature che arrivano a separarsi e a creare nuove relazioni. E’ difficile definire come mai ciò stia avvenendo; un dato importante è secondo me che socialmente viene ormai riconosciuta la possibilità di storie sentimentali significative in fasi di vita nelle quali in passato non sembrava possibile né opportuno. I rapporti hanno un loro percorso, attraversare varie fasi con momenti di crisi che possono rappresentare l’occasione di importanti ridefinizioni del modo di stare insieme o rappresentare la fine della relazione. Le crisi e le separazioni, sebbene per noi esseri umani siano eventi dolorosi da affrontare, possono essere un evento generativo di un nuovo assetto emotivo e cognitivo individuale anche in piena maturità e quindi anche facilitare la creazione di nuove relazioni.

Quando una coppia decide di ricorrere al professionista perchè si trova in una situazione di crisi, quale aiuto può dare un percorso di psicoterapia di coppia?

La funzione di una psicoterapia di coppia è quella di aiutare i due partner a comprendere la loro condizione di crisi inserendola all’interno di una storia sia individuale che di relazione. Tutto questo dovrebbe portare a una maggiore consapevolezza e facilitare le scelte. Mettersi insieme e il separarsi sono processi spesso molto lunghi, certamente molto complessi. Più il rapporto è stato importante, più la separazione è difficile e molto onerosa emotivamente. La crisi, in una coppia, nasce all’interno di una storia: un legame si crea con il nascere di una reciprocità emotiva in cui ognuno percepisce sé stesso in stretta e profonda relazione con l’altro senza il quale viene meno un sentimento di pienezza di sé. Esclusività e unicità diventano i cardini della percezione di sé, dell’altro e dell’essere insieme. Nei momenti di conflitto, ognuno di noi ha difficoltà a leggere la coerenza e la legittimità di ciò che l’altro ci urla contro: i bisogni reciproci non vengono più accolti e divengono una minaccia, un peso non più sostenibile perché negazione dei propri. Una terapia di coppia può aiutare a comprendere e a rimettere in gioco, esplicitandole, le proprie richieste; oltre che a mettere a fuoco riconoscendone la liceità delle richieste dell’altro. E’ per questa ragione che è molto importante che la stanza del terapeuta diventi il luogo in cui si vada a cogliere in un racconto reciproco tutto ciò che fa parte delle oscillazioni emotive di una coppia: quelle che portano ad un avvicinamento, e quindi ad un incremento di intimità, e quelle che portano ad un allontanamento tra i due partner. La terapia è finalizzata proprio a creare la possibilità di una nuova modulazione della reciprocità della relazione, al di la’ del mantenimento del rapporto sentimentale stesso. Due soggettività che si disvelano, richiedendo e offrendo ognuna un riconoscimento all’altro e dall’altro.

Maurizio Dodet. Nato il 29 maggio 1959 a Roma, laureato in Medicina nel 1985, specializzato in Psichiatria, presso l'Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, si forma in Psicoterapia Cognitiva Post-Razionalista con Vittorio F. Guidano diventando socio ordinario SITCC nel 1991 e nel 1999 socio didatta. Ha scritto numerosi contributi in Italia e all'estero su vari temi, in particolare sull'applicazione del Modello Cognitivo Costruttivista all'analisi delle relazioni e al setting di coppia. Insegna presso le Università di Siena e Barcellona e collabora con numerose Scuole di formazione in psicoterapia cognitiva, di orientamento psicodinamico e sistemico relazionale. Vive e svolge la sua attività di Psichiatra e Psicoterapeuta a Roma presso il Laboratorio di Psicologia Cognitiva Postrazionalista di cui è cofondatore con Daniela Merigliano e organizza e coordina l'attività didattica e di ricerca.